La festa di San Gennaro è uno degli eventi più attesi a Napoli e in molte località della Campania e del mondo.

Ogni anno, il 19 settembre, i napoletani si recano in processione al Duomo per assistere al rito della liquefazione del sangue del Santo patrono: la liquefazione in tempi rapidi è accolta come segno di buon auspicio e salutata da preghiere di ringraziamento, urla di gioia, abbracci e applausi.

Alla verifica del miracolo, vengono sparati ventuno colpi di cannone da Castel dell’Ovo per annunciarlo alla città.

In alcune località, come a San Giuseppe Vesuviano, la festa si sviluppa su più giorni, diventando una vera e propria sagra di paese che spazia tra agricoltura, enogastronomia, artigianato locale, spettacoli e tante iniziative culturali e ricreative.

A New York è una vera e propria fiera che aiuta gli immigrati all’estero a sentirsi ancora italiani.

Il culto e la memoria di San Gennaro sono, infatti, un ottimo esempio di come religiosità e tradizioni locali possano essere uno strumento identitario anche per i napoletani che non vivono più nel capoluogo campano. 

A Napoli, quest’anno, molti musei cittadini, o che si trovano nelle immediate vicinanze di Napoli, hanno scelto proprio il 19 settembre come giorno di apertura gratuita aderendo alla proposta del Mibac che prevede alcuni giorni gratuiti a scelta dei singoli musei. Una bella iniziativa per i cittadini ed i turisti che avranno anche l’occasione di ammirare le luminarie accese per la festa di San Gennaro. Un’antica tradizione che si era persa nel tempo: l’ultima volta fu prima dei bombardamenti in città durante la seconda guerra mondiale.

In questi giorni nel capoluogo partenopeo sono previsti numerosi appuntamenti tra arte, musica, spettacolo, processioni in abiti d’epoca, solidarietà e fede, che attirano anche i turisti stranieri,  incuriositi e affascinati dalla devozione dimostrata dai fedeli che con gioia cercano di toccare il Santo e le sue reliquie esposte in una teca di vetro davanti all’altare della Cattedrale di Santa Maria Assunta.

Via Duomo sarà tutta illuminata a festa e cittadini e turisti potranno riscoprire anche di sera questa grande e storica strada cittadina piena di negozi e attività commerciali, magari gustando lo street food partenopeo, dal salato al dolce.

La pizza a portafoglio, piegata in quattro parti e avvolta in un foglio di carta alimentare, i taralli ‘nzogna e pepe, la pizza fritta e i fritti, cioè arancini, frittatine e crocchè, che messi nel coppo costituiscono un pasto completo, sono ghiottonerie del take away Made in Napoli ai quali è difficile resistere. 

In effetti, non c’è una vera e propria tradizione culinaria legata a questa festività, c’è solo un dolce dedicato al Santo che era preparato tempo fa dalle suore del convento, divenuto poi ospedale, di San Gennaro dei Poveri nel rione Sanità: un biscotto realizzato con farina, zucchero, uova, limone e cannella, che era distribuito agli ammalati, il giorno della festa di San Gennaro. Di questo biscotto sembrava essersi persa memoria ma, di recente, una nota pasticceria napoletana ha provato a recuperare la ricetta originale per proporla nelle sue pasticcerie.

Il risultato è una doppia proposta: il biscotto al limone, versione autentica secondo la ricetta delle suore e una variante che prevede l’aggiunta di marmellata di ciliegie campane, come chiaro richiamo al miracolo del Santo Patrono. Lo scorso anno, in occasione di un contest in cui si chiedeva di realizzare un dolce dedicato al Santo, è nato “O Cappiello” e San Gennaro, un dolce che raffigura la mitria di San Gennaro e farcito con crema pasticcera, amarene, confettura di albicocche e babà sbriciolati. Ogni ingrediente è legato alla figura del Santo e rappresenta un simbolo di Napoli: l’oro, il sangue, il tesoro di San Gennaro.

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